Ho trovato involutivo e regressivo il fatto che abbiano avuto tanto peso posizioni di divieto di presenza di uomini al corteo, un atteggiamento per me inequivocabilmente sessista, infantilmente e sterilmente capriccioso e politicamente sbagliato: se l’obiettivo è svelare la pervasione della violenza nella società, arrivare alle donne, tutte le donne, e comunicare con loro che la nostra libertà, benessere, sicurezza e felicità sono una priorità sociale e culturale non si può escludere nessuna donna (e nessun uomo) che si dichiarino disponibili ad aderire a questo processo di cambiamento.
Ricordo soltanto che uno dei capisaldi dell’analisi femminista è stata la dolorosa ma coraggiosa presa di parola sulla consapevolezza della presenza profonda e ambigua della complicità, con il silenzio assenso, o con la attiva trasmissione, del pregiudizio sessista proprio da parte delle donne stesse, in primo luogo della madri.
Avrebbero dovuto stare fuori dal corteo le madri? Solo quelle di figli maschi, o magari anche quelle di figlie femmine?
Chi ha la patente per giudicare il tasso di purezza femminista di chi?